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Per una regione come il Lazio, che nel corso della storia ha vissuto tutte le trasformazioni sociali e culturali generate dall’agricoltura, soggetti culturali come le Università Agrarie costituiscono indubbiamente un patrimonio importante poiché rappresentano una memoria storica fondamentale delle comunità del Lazio. Non è affatto casuale che lo Stato dal 1984 le abbia riconosciute quali “Beni Culturali” per eccellenza, né è casuale che siano tutelate anche nel Codice dei Beni Culturali “in quanto testimonianza avente valore di civiltà”: quest’ultimo peraltro è l’aspetto che come assessorato regionale alla Cultura maggiormente ci interessa. Le Università Agrarie sono infatti espressione della storia delle comunità laziali; sono le principali titolari della civiltà contadina del nostro territorio; custodiscono, nei loro archivi, memorie e reperti fondamentali di storia agraria e sociale. Proprio nelle Università agrarie nel 1894 confluirono le antiche Arti Agrarie e le Società dei Bovattieri, che nel territorio del Lazio erano l’ossatura dell’agricoltura e dell’allevamento. Possiamo quindi definirle come “enti antichi non antichi”, radicati nella coscienza delle popolazioni, che vi si identificano a volte più che nel Comune; istituzioni che conservano e tramandano le identità culturali dei territori che gestiscono.

In conclusione, credo sia poi importante sottolineare che questi soggetti amministrano - spesso in modo molto fecondo tanto dal punto di vista dell’ambiente quanto da quello dello sviluppo - circa 55mila di ettari del nostro territorio, classificati giuridicamente come proprietà collettiva. le Università Agrarie dimostrano dunque la possibilità reale di gestire il patrimonio secondo una logica che va oltre la dicotomia classica tra pubblico e privato, ispirandosi appunto al Bene della collettività.

Il Presidente

Marcello Marian

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